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Umberto Lenzi, il camaleonte del Made in Italy |
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Pubblicato da Ed In:
Novità,
Speciali,
25 aprile 2012 |
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Senza dubbio mi sento di poter definire Umberto Lenzi "Il camaleonte" del cinema Made in Italy.
Nasce nel 1931 nella provincia di Grosseto e si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia portando il cortometraggio "I ragazzi di trastevere" come saggio.
Dopo alcune collaborazioni con riviste cinematografiche si butta nella regia partendo da pellicole piene di avventura e paesaggi esotici come "Sandokan, la tigre di Mompracem".
Un paio d'anni dopo, sulla scia successo del personaggio di James Bond, cambia genere e gira ben 4 film di spionaggio in soli 2 anni!
Quando nel 1968 si imbatte nella sceneggiatura de "La legione dei dannati", firmata da Dario Argento, c'è il passaggio al genere bellico che riprenderà qualche anno più tardi.
A cavallo tra gli anni '60 e '70, scrive la storia di un nuovo sotto-genere cinematografico: il giallo erotico italiano.
Negli anni seguenti, invece, si dedica alla sperimentazione del "thriller argentiano" con ben 4 film per poi approdare, nel 1972, al genere "cannibalico" con "Il paese del sesso selvaggio".
Gli anni '70 sono quasi interamente dedicati ad un genere molto caro agli italiani: il cosiddetto "poliziottesco" ed è in quest'ambito che, oltre a film come "Milano odia: la polizia non può sparare", "Roma a mano armata" e "Napoli violenta", nasce uno dei personaggi più noti ed amati di quegli anni: Er Monnezza.
Eh si, è proprio lui il papà del personaggio interpretato da Tomas Milian!
Quest'ultimo però metterà fine alla collaborazione, "tradendo" Lenzi interpretando Er Monnezza in un film di Stelvio Massi.
Negli anni '80, infine, arriva la svolta verso il nostro amato genere horror!
La prima pellicola di Lenzi è "Incubo sulla città contaminata" ma ne seguiranno molte altre come la controversa e super- censurata "Cannibal ferox", "Mangiati vivi!" e, dopo qualche anno dedicato alla commedia ed all'avventura, "Nightmare beach", "Paura del buio" e molti altri.
Poliedrico, sempre attento ai gusti del pubblico ed alle novità, è dichiaratamente uno dei registi italiani favoriti da Quentin Tarantino.
Insomma... non c'è genere cinematografico per il quale Umberto Lenzi non abbia scritto almeno una pagina nella storia del Made in Italy!
--Ed
[foto da Wikipedia] |
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Bram Stoker, un Dracula centenario ancora giovanissimo |
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Pubblicato da Ed In:
Novità,
Speciali,
20 aprile 2012 |
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Non c'è vero amante del brivido che non conosca il nome di Bram Stoker (8 novembre 1847 - 20 aprile 1912) e, ancor più noto, è quello del romanzo che lo ha fatto passare alla storia: Dracula.
Secondo una stima del 2004 il Conte più famoso di tutti i tempi è stato protagonista, spesso insieme ad altri personaggi del romanzo, di almeno 160 pellicole cinematografiche, secondo solo a Sharlock Holmes!
Il romanzo di Stoker, pubblicato nel 1897 per la prima volta, è uno degli ultimi grandi romanzi gotici ed ebbe un successo planetario.
Per il personaggio di Dracula, Stoker si documentò per anni sul Conte Vlad III Principe di Valacchia, detto "L'impalatore", ma con questo personaggio controverso e sanguinario il Conte del romanzo ha solo alcuni tratti in comune.
Vlad, infatti, ricorda più un protagonista di slasher movie! Pensate che nella sola città di Sibiu, nel 1460, fece impalare più di 10.000 persone!
Un recente ritrovamento di articoli di giornale tra gli effetti di Stoker ha fatto presumere che, quantomeno il lato "vampiresco" del suo protagonista, sia stato ispirato da un fatto di cronaca avvenuto qualche anno prima nel New England che aveva scioccato ed impressionato l'opinione pubblica.
Un'intera famiglia fu colpita da una "misteriosa malattia" che aveva come sintomi un forte pallore e la completa perdita dell'appetito.
Ai giorni nostri la diagnosi è facile: tubercolosi! ma allora si pensò subito al morso di un vampiro!
Nel 1892, un paio d'anni dopo la madre e la sorella, morì Mercy L. Brown e suo fratello si ammalò.
L'unica spiegazione che gli abitanti del luogo seppero dare all'accaduto fu che un membro della sventurata famiglia si fosse tramutato in vampiro.
Vennero riesumati i cadaveri delle tre donne e, mentre sua madre e sua sorella erano ormai decomposte, Mercy era quasi intatta, con i capelli e le unghie cresciute, lo stomaco gonfio, un rivolo di sangue alla bocca ed all'apertura della bara emise un suono gutturale.
Impressionati?
Tranquilli! Oggi sappiamo bene che è tutto spiegabile con il processo di decomposizione: Mercy era defunta da pochi giorni, mentre le altre due donne da quasi due anni! Il padre però non vide altra soluzione che piantare un paletto nel cuore della ragazza e bruciarne il corpo per far bere al figlio malato le ceneri.
Questo ovviamente non salvò il ragazzo dalla morte!
E' molto probabile che questo fatto, più delle malefatte de "L'impalatore", fu fonte di ispirazione per la sete di sangue del Conte!
Nel 1992 Francis Ford Coppola diresse uno dei più noti film ispirati al romanzo: "Bram Stoker's Dracula".
Fu un vero successo: con gli incassi salvò dalla bancarotta la Zoetrope (la compagnia di produzione di Coppola), ispirò una serie di quattro videogiochi, vinse 3 Oscar ed ebbe una lunga lista di altri riconoscimenti.
L'adattamento cinematografico però, nonostante il titolo che sta proprio a sottolineare la fedeltà al romanzo, presenta molte differenze dall'originale, soprattutto nel rapporto tra i vari personaggi.
Coppola spiegherà che tutti le sue modifiche alla storia hanno un solo scopo: rendere la figura di Dracula più umana e meno "mostruosa", in grado di provare amore per una donna e non solo attrazione sessuale.
Oltre a pellicole cinematografiche, il Conte Dracula ha ispirato negli anni, e continuerà a farlo, un numero incalcolabile di libri, storie, fumetti, musical, cartoni, canzoni ed opere di fantasia di ogni genere.
Nel centenario della scomparsa di Broker una cosa è certa: il Conte Dracula è, oggi come nel 1897, vivo e vegeto!
Sempre "di moda", avvolto dal mistero e dalle tenebre, ha sicuramente raggiunto, insieme al suo creatore, la tanto desiderata immortalità!
--Ed |
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Gabriele Albanesi, promessa dell'horror "Made in Italy" |
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Pubblicato da Ed In:
Novità,
Speciali,
17 aprile 2012 |
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Gabriele Albanesi nasce a Roma nel 1978 e giovanissimo comincia a seguire la sua grande passione: il cinema horror.
Parte come critico cinematografico ed esordisce dietro la macchina come assistente di diversi video diretti dai Manetti Bros. fino ad arrivare alla regia vera e propria con tre cortometraggi ("Braccati", "L'armadio" e "Mummie").
Nel 2006 debutta al cinema con "Il bosco fuori" grazie anche alla coproduzione ed alla collaborazione dei Manetti Bros. e di Sergio Stivaletti.
Il film, girato in pochi giorni e con un budget ridottissimo, ottiene un ottimo riscontro sia all'estero che in Italia e sempre in collaborazione con i Manetti Bros. gira nel 2010 il suo secondo film "Ubaldo Terzani Horror Show".
Il vostro Ed ha fatto una chiacchierata con Gabriele Albanesi per conoscere un pò meglio uno degli attuali protagonisti del cinema horror "Made in Italy":
Ed: Come nasce la tua passione per l'horror?
Gabriele Albanesi: Sin da bambino sono sempre stato attratto da tutto ciò che è oscuro, forse per via del mio carattere introverso e solitario. Non andavo mai fuori a giocare con gli altri bambini, rimanevo invece chiuso in casa a fantasticare e ad inventare storie.
Ed: In che maniera l'horror italiano ha contribuito al successo del genere al cinema?
Gabriele Albanesi: L’horror italiano è stato importante dagli anni sessanta agli ottanta, tuttavia solo Dario Argento è riuscito ad imporsi da subito come autore e star, tutti gli altri erano registi di b-movies, disprezzati dalla critica e ignorati dalla maggior parte del pubblico. Argento ha rivoluzionato i codici del genere influenzando anche registi americani come Carpenter e De Palma.
Ed: Come nasce il tuo primo lungometraggio "Il Bosco Fuori"?
Gabriele Albanesi: Avevo intenzione di esordire con un horror violento ed estremo, privo di compromessi, provocatoriamente splatter. Era infatti una tipologia di cinema che in Italia non si faceva più, del tutto rimossa dal nostro sistema culturale. Il film è stato realizzato con un budget molto basso e in soli 17 giorni.
Ed: Come hanno reagito pubblico e critica alla produzione di uno splatter italiano?
Gabriele Albanesi: La critica, sia cartacea che web, ha reagito molto bene, anche se in seguito i bloggers si sono suddivisi in fazioni piuttosto nette, chi amava il film e chi lo odiava con tutte le forze. Oggi tuttavia si riconosce al film il suo ruolo di apripista per tutta la successiva produzione horror nostrana.
Ed: In che misura ha influito la partecipazione di Stivaletti e dei Manetti Bros. al successo del film?
Gabriele Albanesi: Il nome di un maestro storico come Sergio Stivaletti ha di certo contribuito a far parlare del film e può aver avuto un peso nella decisione di Minerva Pictures di distribuirci, anche perché era la prima volta che Sergio si metteva a disposizione di un esordiente in un film low budget. Stesso discorso per i Manetti, anche se il loro contributo all’interno del film è stato di minore entità.
Ed: Il film è stato venduto all'estero? Come hanno accolto il film i mercati esteri?
Gabriele Albanesi: Il film è stato venduto molto bene all’estero, ancor prima che uscisse in Italia. Il primo paese che lo distribuì fu infatti il Giappone, dove il dvd entrò nella classifica dei dieci film più venduti del momento. E’ stato poi distribuito in tutto il Nord America da una major come la Lionsgate insieme alla neonata società home-video di Sam Raimi, la Ghost House Underground. Il dvd del film si poteva trovare in tutti i negozi d’America, anche in cofanetto insieme ad altre sette proposte della Ghost House. In Italia invece è sempre stato di difficile reperibilità!
Ed: Quali sono stati i registi o i film ai quali ti sei ispirato maggiormente?
Gabriele Albanesi: Per "Il Bosco Fuori" ho guardato a tutto l’horror estremo americano degli anni settanta, quindi i primi film di Hooper e di Craven, con in più il gusto dello sberleffo splatter dei primi Raimi e Jackson. Visivamente invece, con l’uso selvaggio degli zoom e dei colori aggressivi, ero ispirato dalla scuola italiana dei vari Mario Bava, Fulci e Argento.
Ed: Come è il tuo set? Divertente, spaventoso? Che tipo di "clima" si respira?
Gabriele Albanesi: Molto divertente, anche se mi piace la disciplina. Tuttavia i bambini sui set dei miei film horror si divertono sempre tantissimo e non vedono l’ora di sbranare il malcapitato di turno!
Ed: Nel panorama del cinema horror indipendente, qual è/quali sono i tuoi autori preferiti?
Gabriele Albanesi: Sono un fan di Eli Roth, a mio avviso il regista horror più interessante dell’ultima generazione. Un altro film horror recente che mi ha molto colpito è il primo "The Human Centipede", mentre non ho apprezzato il capitolo 2. Tra gli italiani, mi ha stupito positivamente "At the end of the day" di Cosimo Alemà.
Ed: Cosa pensi di un canale nuovo come Horror Channel?
Gabriele Albanesi: E’ sicuramente una proposta interessante che va a colmare un vuoto nei nostri palinsesti… Un canale TV come Horror Channel è un altro importante tassello per la ricostruzione di una cultura horror in Italia e non può quindi che suscitare tutto il mio entusiasmo!
--Ed |
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Mario Bava, pioniere dell'horror |
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Pubblicato da Ed In:
Novità,
Speciali,
3 aprile 2012 |
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Se è vero che “buon sangue non mente”, la famiglia Bava ne è la prova vivente da anni.
Mario Bava (1914 – 1980), a ragione considerato il maestro dell’horror italiano, è nato e cresciuto respirando cinema ed effetti speciali.
Suo padre Eugenio, infatti, era direttore della fotografia, scenografo e scultore negli anni in cui il cinema italiano muoveva i suoi primi passi e suo figlio Lamberto è divenuto un notissimo regista horror.
Le doti naturali di Mario ed il suo genio nell’utilizzo delle luci e della manipolazione delle immagini furono subito evidenti e lo fecero passare in brevissimo tempo dal lavorare per l’Istituto Luce, alla creazione di titoli di testa di film stranieri fino a collaborare con i grandi maestri del cinema.
Roberto Rossellini, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Steno, Mario Soldati, Aldo Fabrizi sono solo alcuni dei registi per i quali curò la fotografia e con i quali collaborò negli anni.
Un apporto maggiore lo diede nel film “I vampiri” di Riccardo Freda in cui, oltre alla fotografia, curò anche gli effetti speciali, creando un piccolo miracolo con lo straordinario invecchiamento dell’attrice Gianna Maria Canale, ottenuto esclusivamente grazie al cerone per il viso ed all’utilizzo di luci colorate.
Il suo vero e proprio esordio fu nel 1960 con il lungometraggio “La maschera del demonio”, primo horror gotico italiano, che , pur non incassando moltissimo al botteghino, divenne ben presto un cult.
Oltre alla regia Bava curò personalmente anche la fotografia e gli effetti speciali della pellicola, ottenuti sempre con metodi “artigianali” ma estremamente efficaci.
Seguirono molti film di generi diversi: si cimentò nello spaghetti western, nella commedia e nel thriller erotico ma fu sempre estremamente critico con i suoi lavori.
Nel 1962 con “La ragazza che sapeva troppo” e poi, nel 1964, con il film “Sei donne per l’assassino” segnò definitivamente il thriller italiano .
Nel 1963 diresse le pellicole horror “La frusta e il corpo” ed “I tre volti della paura” con un ottimo riscontro di pubblico.
Quest’ultimo film, ad episodi, diede il nome ai Black Sabbath, una delle più importanti rock band della storia (considerata una delle prime heavy metal band), che ne copiarono il titolo dato al film nei paesi anglofoni.
Nel 1965 il suo unico esperimento nel genere fantascientifico fu un vero successo.
Fortemente contaminato dall’horror, “Terrore nello spazio”, fu realizzato con pochissimi mezzi e fondi, ed ebbe un ottimo riscontro anche negli Stati Uniti.
Anni dopo Ridley Scott dichiarerà di aver tratto ispirazione da questo piccolo gioiello di Bava per il suo “Alien”.
Abbandonata la fantascienza Bava tornò all’horror ed al thriller con “Operazione paura” ed “Il rosso segno della follia”.
Nel 1971 uscì il capolavoro “Reazione a catena”, considerato uno dei primi slasher movie della storia del cinema mentre, nel 1972, fu la volta di “Lisa e il diavolo” che gli creò non poche difficoltà con la casa di produzione.
Dopo “Cani arrabbiati” che, girato nel 1974,è uscito solo nel 1995, diresse in collaborazione con il figlio Lamberto “Schock” nel 1977 e “La venere d’Ille” nel 1979.
Mario Bava morì nel 1980 subito dopo aver curato alcuni effetti speciali del film “Inferno” di Dario Argento e poco prima di iniziare le riprese di un nuovo lavoro che avrebbe segnato il suo ritorno alla fantascienza.
L’uso dello zoom (da alcuni critici considerato a volte esagerato), i colori forti, le scenografie ed il magistrale utilizzo delle luci rendono le sue pellicole uniche ed inconfondibili.
Nella sua vita, oltre al cinema, ebbe un’altra grande passione: quella per la pittura ed, a ben guardare, non è facile capire, nei suoi lavori cinematografici, dove finisca il fotografo, il regista, lo scenografo e dove inizi il pittore. |
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Avete scelto... Halloween! |
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Pubblicato da Ed In:
Novità,
16 dicembre 2011 |
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“Non dovete preoccuparvi, l'ho ucciso.”
“Non puoi averlo fatto, nessuno può uccidere l'ombra della strega.”
E si... avete indovinato! Il film che ha ricevuto più voti è stato Halloween - La notte delle streghe di John Carpenter.
Di certo conoscete benissimo il film... ma sapete anche tutte le curiosità che lo riguardano?
Ve ne dice qualcuna il vostro Ed!
L'idea iniziale
Nel 1978, dopo essersi incontrato con Debra Hill, Carpenter inizia a lavorare ad uno slasher, Halloween, la notte delle streghe. L'idea del film viene a Carpenter insieme alla fedele sceneggiatrice e produttrice Hill, in futuro anche sua coniuge. Stuzzicato dall'italiano Dario Argento per quanto riguarda la colonna sonora (il ritmo di 5/4 su pianoforte ricorda molto quello di Profondo rosso) e da Mario Bava per quanto concerne il tema da trattare (lo slasher è il tema di Reazione a catena), il film è il primo successo commerciale del regista e viene consacrato come il "padre" degli slasher (nonostante ultimamente il titolo sia stato attribuito a Reazione a catena di Bava).
La scelta di una diciannovenne Jamie Lee Curtis
Durante un'intervista, Carpenter ammise che "Jamie Lee non era la prima scelta per la parte di Laurie. Non avevo idea di chi fosse. Aveva 19 anni e all'epoca era in uno show televisivo, ma io non guardavo la TV". La sua prima scelta era Anne Lockhart, la figlia di June Lockhart. Lockhart, tuttavia, aveva preso impegni in molti film e progetti televisivi. Dopo aver scoperto che la madre di Jamie, Janet Leigh, aveva recitato in Psyco, Debra Hill disse « Far recitare Jamie Lee sarebbe una grande pubblicità per il film perché sua madre ha recitato in Psyco ». Halloween fu il film del debutto per Jamie Lee Curtis e la formò nella sua carriera come "reginetta dell'urlo", e attrice di successo nel genere horror.
I riconoscimenti
Nel 1979 - Premio Oscar
- Miglior film horror a John Carpenter
- Nomination Migliore attrice protagonista a Jamie Lee Curtis
Tutti i Michael Myers della storia
Halloween - la notte delle streghe
Nick Castle
Tony Moran (senza maschera)
Will Sandin (bambino)
Halloween - il signore della morte
Dick Warlock
Adam Gunn (bambino)
Halloween IV - il ritorno di Michael Myers
George P. Wilbur
Halloween V - la vendetta di Michael Myers
Don Shanks
Halloween 6 - la maledizione di Michael Myers
George P. Wilbur
Halloween - venti anni dopo
Chris Durand
Halloween - Resurrezione
Brad Loree
Halloween - The Beginning
Tyler Mane
Daeg Faerch (bambino)
Halloween II
Tyler Mane
Chase Wright Vanek (bambino)
Siete soddisfatti?
Un'ottima recensione di tutta la saga inoltre la potete trovare qui.
Allora preparatevi per domani sera, 17 dicembre, perchè alle 22.00 vi aspetta Michael!
Buona visione a tutti!
--Ed |
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Da Ravenna: Secuestrados (Film vincitore) |
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Pubblicato da Ed In:
Novità,
Speciali,
1 novembre 2011 |
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Un film del genere lascia storditi. E ci si chiede quale sia il confine dell'horror.
Perchè questo è un film perfettamente verosimile, che non tratta di creature immaginarie o fenomeni paranormali.
È un film che inquieta perchè racconta, in modo fastidiosamente lucido, le possibilità della cattiveria umana.
In una storia che è stata realtà, purtroppo, moltissime volte.
Una famiglia trascorre la prima sera nella propria nuova casa. Riceve una visita inaspettata.
La spietatezza dei sequestratori tocca ogni angolo remoto della malvagità, senza mai valicare il territorio del reale.
Una pellicola scritta e diretta con sapienza, che lascia il segno. Non un horror per una spaventosa risata, ma una dura riflessione sulla violenza umana.
Da Ravenna è tutto, il vostro Ed torna nella sua tana segreta! |
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Da Ravenna: L'Australiano - Deliri d'autore |
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Pubblicato da Ed In:
Novità,
Speciali,
1 novembre 2011 |
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Bello. Composto, esticamente coerente.
Tensione latente, che intriga, e un gusto inglese che personalmente mi appaga moltissimo.
La campagna britannica, sulla costa. Una coppia normale, una casa normale, lui ha una simpatia per una ragazza che vede in chiesa, quando suona l'organo durante la funzione.
Fa il musicista elettronico, ma non sembra appagato dai risultati della sua arte.
Un giorno, all'uscita dalla chiesa, incontra uno strano uomo che dice di custodire segreti magici appresi dagli aborigeni australiani.
Nasce e si sviluppa una storia in bilico tra il paranormale e il surreale, diretta e interpretata con arte. L'artificio narrativo, che non vi svelo, è perfettamente congeniale alla storia.
Un film, letteralmente, da urlo.
Cercatelo e guardatelo, fortemente raccomandato. |
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